Translate

29 gennaio 2017

FAVOLA DEL SENEGAL - PERCHE' CI SONO TANTI IDIOTI


Tanto tempo fa c'erano pochissimi idioti nel mondo rispetto a oggi. Quando se ne trovava uno da qualche parte, subito era cacciato via dal villaggio. Oggi, invece, bisognerebbe cacciare via la metà del villaggio e ancora ciò non basterebbe. Ma come si spiega che ci sono in giro tanti idioti? Ecco come sono andate le cose... Un giorno tre idioti che erano stati cacciati via da un villaggio per colpa dei loro pettegolezzi, si ritrovarono ad un crocevia e dissero:
«Forse arriveremo a qualche cosa di utile se riuniremo l'intelligenza di tre teste stupide».

E proseguirono il loro cammino insieme: dopo un certo tempo, arrivarono davanti a una capanna dalla quale uscì un vecchio uomo che disse loro: 
«Dove andate?».
Gli idioti alzarono le spalle e risposero: 
«Dove ci porteranno le nostre gambe. Ci hanno cacciato via dal nostro villaggio per le nostre imbecillità».
Il vecchio rispose: «Allora entrate. Vi metterò alla prova».
Questo vecchio aveva tre figlie anche loro imbecilli e si dimostrò comprensivo.
L'indomani, chiese al primo idiota: «Tu, vai alla pesca!» E al secondo:
«Vai nel bosco e porta un masso legato con treccine di corde!» 
Poi al terzo: 
«E tu portami delle noci di cocco!»

Gli idioti presero un recipiente ciascuno, un'ascia e un bastone e si misero in strada. Il primo si fermò vicino al mare e si mise a pescare. Quando il suo recipiente fu pieno, ebbe di colpo sete; ributtò tutto il pesce in acqua e tornò a casa a bere.
Il vecchio gli domandò: «Dove sono i pesci?».
Egli rispose: «Li ho rimessi nell'acqua. Mi ha preso la sete e sono ritornato veloce a casa per bere.
Il vecchio si arrabbiò: «E non potevi bere al mare?» gli chiese.
L'idiota rispose: «Non ci ho pensato...» 
@michaelboyny
Durante questo tempo, il secondo idiota che era stato nel bosco, ma si preparava a ritornare a casa; si era reso conto che non aveva corda per legare i massi. Correva a casa appunto per cercarne una.

Il vecchio si arrabbiò di nuovo: «Perché non hai legato il tuo masso con una delle corde?». Egli rispose: «Non ci ho pensato...». 
Il terzo idiota montò sulla palma da cocco, mostrò alle noci di cocco il suo bastone e disse: «Tu devi buttare a terra queste noci di cocco, hai capito?» 
Scese e cominciò a lanciare il bastone sul cocco. Ma non fece cadere nessuna noce. Anche lui ritornò a casa a mani vuote. 
E una volta ancora il vecchio si arrabbiò: «Poiché tu eri sul cocco, perché non hai colto il frutto con le mani?».
Egli rispose: «Non ci ho pensato...».

Il vecchio seppe che non avrebbe combinato niente di buono con quei tre scemi.
Gli diede in moglie le sue tre figlie e li cacciò via tutti quanti.
Gli idioti e le loro mogli costruirono una capanna e vi vissero bene e male. 
Ebbero figli tanto stupidi quanto erano loro, le capanne si moltiplicarono e gli idioti si disseminarono in tutto il mondo.



14 giugno 2016

SE C'E' UN INFERNO PER I BAMBINI SI CHIAMA UGANDA

Nel Paese dell’Africa centrale sono migliaia i bambini abbandonati per strada, denutriti e senza futuro. Picchiati e derubati perfino dalla polizia. E c’è anche chi viene assassinato.

«Stavo dormendo. Arrivarono quattro poliziotti e cominciarono a picchiarmi. Mi picchiarono così forte sulle caviglie, sulle ginocchia, sui gomiti, tanto che non riuscivo a muovermi. Picchiarono anche i miei amici che dormivano accanto a me. Poi un poliziotto disse: “Chi ha dei soldi da darci, così vi lasciamo in pace?”. Moses aveva cinquecento scellini (meno di un quarto di dollaro statunitense). Il poliziotto li prese. Questo accadeva sempre durante la notte». Stephen, quattordici anni, da un anno nelle strade di Masaka, Uganda.

Stephen a tredici anni rimane orfano di padre. Il fratello maggiore non vuole prendersene cura e lo caccia di casa; così inizia un lungo viaggio in cerca della mamma che vive altrove. Stephen si perde nelle strade di una città troppo grande per lui e decide di rivolgersi a chi dovrebbe proteggerlo: la polizia. Sbagliando. Gli agenti lo ignorano e Stephen finisce da solo, in mezzo alla strada. Da allora, quella polizia che avrebbe dovuto rappresentare la sua salvezza, diventa il suo peggiore incubo: ne subisce pestaggi, furti ed ogni genere di angheria, insieme ai suoi piccoli compagni di sventura, pressoché ogni notte.

In Uganda, nessuno sa quante migliaia di bambini vivano per strada; le autorità si limitano ad affermarne il continuo incremento. Una crescita facile da intuire se si pensa come l’Uganda sia uno degli stati con il maggior numero di bimbi al mondo: il cinquantasei per cento della popolazione ha meno di diciotto anni, il cinquantanove per cento dei quali vive al di sotto della linea di povertà. Si tratta di tremilioni e settecentomila bambini senza casa, cibo, acqua potabile, tantomeno istruzione o assistenza sanitaria, di cui gran parte probabilmente già vive in mezzo ad una strada, alla mercé del più forte.

Human Rights Watch dipinge il drammatico ritratto dei ragazzini di strada di Kampala e di altri grandi sei centri urbani dell’Uganda nel suo recente rapporto “Where Do You Want Us To Go?” (luglio 2014), dopo averne intervistato ben centotrenta. Storie fatte di povertà, violenza, discriminazione, abusi, sfruttamenti d’ogni genere, ad opera di bambini più grandi, di senzatetto adulti ma anche delle forze di polizia che li considerano un “problema” da risolvere, li accusano ingiustamente di crimini che non hanno commesso e, come nel caso di Stephen, li picchiano e li derubano.

Similmente a quanto abbiamo visto accadere di recente in Brasile con i Mondiali, in occasione di eventi particolari, di conferenze internazionali o di visite ufficiali il governo di Kampala ordina alle forze di polizia di ripulire le strade. Centinaia di bambini vengono così arrestati e detenuti illegalmente nelle stazioni di polizia per diversi giorni, a volte settimane, in promiscuità con adulti criminali, o rinchiusi nel Kampiringisa National Rehabilitation Center dove vivono in uno stato deplorevole, come denunciano gli stessi bambini e i rapporti delle ong.

Non mancano gli omicidi, purtroppo, come quelli dei tre bimbi massacrati a Lira tra luglio e settembre 2013. Le violenze sessuali sono all’ordine del giorno, anche solo per poter entrare a far parte di una banda o per poter stare in un determinato punto della strada. Non solo gli adulti ma anche gli stessi bambini più grandi abusano dei più piccoli, costringendoli ad assumere droghe o a prendere parte a furti e ad altri crimini. Alcuni di questi ragazzini si prostituiscono per sopravvivere. Raramente denunce vengono sporte alle forze di polizia, proprio per il timore di incorrere in ulteriori violenze e punizioni.

Il National Strategic Programme Plan of Interventions for Orphans and Other Vulnerable Children stilato dal governo ugandese si è mostrato del tutto inefficace nel contrastare il fenomeno dei bimbi di strada, poiché non incide minimamente sul sistema socioeconomico e culturale che ha portato a questi drammatici risvolti. Non intervenendo ad esempio nei confronti delle forze di polizia, proibendo violenze ed arresti arbitrari, o in materia di educazione primaria, assicurando a tutti l’istruzione di base, o ancora nel contrastare gli abusi domestici a cui spesso questi minori vengono esposti, il numero dei bimbi di strada non potrà che continuare a crescere. La malagestione delle risorse pubbliche e la corruzione dilagante non sono di certo d’aiuto per un miglioramento della situazione nel breve periodo.

Supportare le ong che si prendono cura di questi bambini è qualcosa che possiamo fare tutti per salvarli dalla strada, ad esempio attraverso l’adozione a distanza. Ma possiamo muoverci anche perché gli investitori italiani che cercano fortuna nell’energia (questo Paese è ricchissimo di petrolio, sul quale hanno già messo le mani Total, Cnooc e Tullow), nella filiera agroalimentare o nei settori dei materiali per la costruzione, delle apparecchiature di telecomunicazione e di generazione e distribuzione elettrica o del turismo (l’Uganda, terra della Rift Valley e dei Gradi Laghi, venne definita da Winston Churchill “la perla d’Africa”)… chiedano al governo di intervenire in favore dei bambini di strada. A tal proposito, chi volesse sollecitare l’ambasciata italiana in Uganda ed il “business club Italia” da essa creato per raggruppare gli imprenditori italiani presenti nel paese, può contattare l’ambasciatore (segreteria.kampala@esteri.it); chissà che si prodighi, insieme ai nostri connazionali in trasferta d’affari, non tanto per importare quattrini quanto per esportare umanità.

Alessandra Contigiani
popoffquotidiano.it
24.7.2014